Una prospettiva buddista sulla sofferenza

Una prospettiva buddista sulla sofferenza

boddhi leaf

La parola Pali per la sofferenza è Dukkha e si traduce come dissatisfactoriness o insoddisfazione. Nel nostro blogpost più recente intitolato “Come diventare illuminati in 30 giorni”, abbiamo fatto riferimento all’insegnamento del Buddha che ‘sofferenza esiste’. Da allora abbiamo ricevuto un numero di email che ci chiede di delucidare su questo punto ulteriormente. Il blogpost di oggi è quindi una breve introduzione agli insegnamenti buddisti sulla sofferenza.

‘La sofferenza esiste’ rappresenta la prima di quelle che vengono comunemente noto come le ‘Quattro Nobili Verità’ (Pali: Cattari ariyasaccāni). Le quattro nobili verità fu il soggetto del primo discorso dato dal Buddha, dopo che ha raggiunto l’illuminazione. L’insegnamento è stato dato ai cinque asceti (ex compagni del Buddha), mentre il Buddha risiedeva nel Parco dei Daini a Isipatana (ora chiamata Sarnath). L’insegnamento delle quattro nobili verità è che: (i) sofferenza esiste, (ii) c’è una causa dellsa sofferenza, (iii) c’è la cessazione della sofferenza e (iv) c’è un sentiero che conduce alla cessazione della sofferenza.

Anche se ci sono (ovviamente) quattro componenti all’insegnamento del Buddha sulle quattro nobili verità, ciascuna delle nobili verità contiene la ‘verità’ di ciascuno degli altri tre componenti. Ad esempio, se affermiamo che la sofferenza esiste, allora a causa della legge di causalità, automaticamente è implicito che la sofferenza ha una causa (cioè, la seconda verità). Lo stesso vale per la terza nobile verità – se affermiamo che c’è la cessazione della sofferenza (o Nirvana se si preferisce), quindi similarmente è implicito che il Nirvana ha anche una causa (che è il percorso che conduce alla cessazione della sofferenza – la quarta nobile verità).

Analogamente, in quanto la sofferenza (e ogni altro concetto mentalmente designato) esiste solo come un concetto relativo, quando si dichiara che la sofferenza esiste, la nozione di non-sofferenza (cioè, Nirvana) è automaticamente prodotto per impostazione predefinita. Lo stesso vale per gli esempi, come ‘qua e la’, ‘questo e quello’, ‘alti e bassi’, e ‘caldo e freddo’. ‘essere qui’ esiste in funzione ad ‘essere lì’. Se togliamo ‘quaggiu’, allora togliamo anche ‘laggiu’ ‘. Se c’è sofferenza, c’è anche Nirvana. Se non c’è nessuna sofferenza, non c’è nessun Nirvana.

Quindi, anche se non stiamo suggerendo che questo dovrebbe essere fatto, dal momento che tutti i nobili verità sono impliciti in ogni individuo nobile verità, gli insegnamenti sulle quattro nobili verità potrebbe essere ridotto a solo ‘la sofferenza esiste’.

La sofferenza esiste

Questa prima nobile verità della sofferenza esiste contiene tre principali categorie di sofferenza (a) la sofferenza della sofferenza, (b) la sofferenza del cambiamento, e (c) la sofferenza onnipervadente.

a) La sofferenza della sofferenza

La sofferenza della sofferenza è la categoria più evidente della sofferenza e si riferisce a disagi come la povertà, la fame, le malattie, l’infortunio e così via. Questo corpo umano è estremamente fragile che anche un piccolo urto o taglio possono causare dolore insopportabile. Questa è la sofferenza nel suo aspetto più grossolano e perfino gli animali riconoscono questa forma di sofferenza. La maggior parte delle persone hanno una paura tangibile di questo tipo di sofferenza e spreimentano disagio anche al pensiero di esso! Siamo acutamente consapevoli e sensibili a questa prima categoria della sofferenza – la sofferenza esiste sicuramente!

b)  La Sofferenza del Cambiamento

A differenza della sofferenza della sofferenza, le persone tendono ad essere meno consapevoli della sofferenza del cambiamento. Nonostante questo, la tendenza generale sembra essere che le persone fanno uno sforzo cosciente di vivere tutta la loro vita radicata in questa forma di sofferenza. Poche persone sono veramente soddisfatti della loro sorte – la gente ha sempre desidera qualcosa in più, qualcosa di più grande, qualcosa di meglio, o di qualcosa di diverso. Ad esempio, immaginiamo di iniziare a risparmiare i nostri soldi per comprare la nostra prima piccola auto. Siamo giovani, il denaro è stretto e l’assicurazione d’auto è super costosa. Tuttavia, abbiamo davvero bisogno di qualcosa per poter spostarci da A a B. Commentiamo spesso a noi stessi: “se solo avessi una piccolo macchinina, farebbe tutta la differenza”. Alla fine facciamo un ottimo lavoro di convincere noi stessi che la vita non può funzionare senza l’auto e voilà, lo facciamo – nostra primissima macchinina:

car

Tuttavia, come si invecchia un pò, siamo influenzati da nostri coetanei e in un batter d’occhio, la nostra bella macchina non è più così bella. Abbiamo ‘bisogno’ di qualcosa di meglio e facciamo delle scuse per giustificare questa ‘necessità’. Poi, prima di sapere che cosa sta accadendo, abbiamo fatto di nuovo – gettiamo via il vecchio e compriamo qualcosa di nuovo:

car 2

E pensiamo a noi stessi: “Accidenti, questo è meglio, non vedo l’ora finché i miei amici vedono la mia nuova macchina”. Tuttavia, ancora una volta, non ci vuole troppo tempo prima che la nostra mente comincia a dirci che abbiamo ‘bisogno’ di qualcosa di ancora più confortevole. Dopo tutto, ora abbiamo un lavoro ‘importante’ e dobbiamo fare l’impressione ‘giusto’ – una buona figura! Ancora una volta, riusciamo a convincerci a visitare la concessionaria auto e oplà, abbiamo fatto di nuovo:

car 3

“Wow, l’ho davvero fatto questa volta – ora la gente capirà chi e che cosa sono io – davvero questo sta per cambiare la mia vita – la gente non puo ignorarmi ora”! Tuttavia in poco tempo, la mente si mette al lavoro e comincia a infastidire ancora una volta: “Hey, questo non sei tu dopo tutto – non è l’immagine che vi si addice meglio. Forse era l’immagine che si voleva, ma ora la gente penserà che sei banale, privo di fantasia e noioso “. Resisti il più a lungo possibile, ma alla fine la mente prende il sopravvento: “La gente veramente mi guardano come se fossi tedioso, soffocante e noioso – ho davvero ‘bisogno’ di cambiare questa vettura”:

car 5

‘Aaah – questo è sicuramente me! Questa è la mia vera imagine! Almeno per ora’!

Eseguiamo questo scenario con quasi ogni aspetto della nostra vita. Dominato dalla mente condizionata, i nostril desideri, i nostril pensieri e i nostri sentimenti ci consumano ogni volta.

c) La Sofferenza Onnipervadente

La sofferenza onnipervadente funge da base per le precedenti due tipi di sofferenza ed è la radice di ogni sofferenza. In generale, le persone sono totalmente all’oscuro di questa forma di sofferenza. La sofferenza onnipervadente comprende due elementi fondamentali: l’attaccamento e l’avversione.  L’attaccamento e l’avversione governano tutte le nostre scelte e le nostre decisioni e sorgono a causa di una convinzione radicata che il ‘sé’ o ‘Io’ esiste in modo autonomo. Con determinazione ostinata, la gente crede che il ‘sé’ è fisso, immutabile, reale, e senza fine.  È il ‘io’ che si affeziona ai fenomeni ed è il ‘io’ che ha avversione verso fenomeni. Noi, come esseri umani, ci aggrappiamo a questo ‘io’ e la realtà creata da questo ‘ego’. Il sempre presente ‘Io’ è inevitabilmente seguito da ‘me’ e ‘mio’! Quindi potremmo dire che la radice di ogni sofferenza è la mente illusa – una mente che insiste sul fatto che il ‘sé’ è reale e indipendente. Abbiamo discusso questo nel nostro recente post dal titolo “Il Top dieci errori commessi dai praticanti di meditazione” (vedere la sezione intitolata “Dipendenza ontologica”), e visiteremo nuovamente nei prossimi post.

La Saggezza della Sofferenza

Per progredire sul sentiero spirituale, abbiamo bisogno di diventare profondamente consapevoli dell’esistenza e della natura della sofferenza. Questo, in parte, è la saggezza di cui si è parlato nel nostro post dal titolo “meditazione: un triplice approccio”. Dovremmo mirare per vedere la sofferenza in ogni aspetto dell’esistenza umana tra cui la nascita (perché la nascita dà luogo alla malattia, la vecchiaia e la morte). Non si tratta di un atteggiamento estremo, per cui una persona diventa infatuata della sofferenza. Piuttosto, è il caso che se vogliamo lasciare andare qualcosa, dobbiamo prima diventare consapevoli di esso. Diventando consapevoli della nostra sofferenza significa che possiamo incominciare ad oggettivare quella stessa sofferenza. Possiamo cominciare a rilassarci e persino possiamo iniziare a promuovere un apprezzamento e un senso dell’umorismo verso la sofferenza che noi sperimentiamo. Senza la sofferenza (l’attaccamento e l’avversione), noi non potremmo mai raggiungere la liberazione. Quindi, anche se il praticante spirituale certamente non desidera sperimentare la sofferenza, almeno fanno del loro meglio a integrarlo sul sentiero spirituale e usarlo per spingerli in avanti al fine di compiere progressi.

Ven. Dr Edo Shonin and Ven. William Van Gordon



Categorie:Isegnamenti Buddisti

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  1. Esistiamo veramente? – Dr Edo Shonin & Ven William Van Gordon

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